
Da dieci giorni Cecilia Sala è in una cella del famigerato carcere di Evin, a Teheran, in isolamento ma per fortuna “in buone condizioni di salute”.
Dell’arresto in Iran della giornalista di Chora Media e del Foglio si è saputo solo oggi, quando ormai il riserbo non era più sostenibile, con familiari e colleghi sempre più in apprensione e il governo che, da Palazzo Chigi alla Farnesina, è “al lavoro per riportarla in Italia al più presto”.
La reporter “sarebbe dovuta rientrare a Roma il 20 dicembre, ma la mattina del 19, dopo uno scambio di messaggi, il suo telefono è diventato muto”.
Prima di essere arrestata, Sala, appassionata conoscitrice dell’Iran, aveva raccontato nel suo podcast storie sul patriarcato nel Paese e sulla comica iraniana Zeinab Musavi, arrestata dal regime per gli sketch di uno dei suoi personaggi.
Aveva parlato anche con Hossein Kanaani, uno dei fondatori delle Guardie rivoluzionarie che per quasi mezzo secolo aveva contribuito a creare l’estesa rete di milizie filo-iraniane operanti in mezzo Medio Oriente.
La vicenda ha suscitato l’indignazione e la solidarietà della politica, delle ong per i diritti umani e del mondo del giornalismo, non solo italiano. #FreeCecilia è l’hashtag che sta già facendo il giro del web.
[Ansa]



