
Lo tsunami mediorientale seguito al 7 ottobre 2023 sembra spazzar via un’altra decennale certezza: la tenuta del sistema di potere siriano, incarnato dal presidente siriano Bashar al Assad e per anni puntellato dagli sforzi militari, politici e diplomatici di Iran e Russia.
L’offensiva, cominciata solo tre giorni fa, ha investito prima le campagne a ovest di Aleppo e poi l’intera metropoli siriana. Questa è stata conquistata totalmente nella notte e nelle prime ore del giorno, mentre le forze governative si scioglievano come neve al sole in tutte le loro basi e postazioni, lasciando sguarniti gli aeroporti militari di Kuwairis, Abu Dhuhur, Nayrab e persino l’aeroporto internazionale di Aleppo, mai caduto nelle mani di insorti dall’inizio della guerra più di 13 anni fa. Le forze curde, espressione dell’ala locale del Pkk e che hanno da tempo mantenuto una roccaforte ad Aleppo, hanno inizialmente tentato di approfittare del ritiro dei governativi e hanno per primi preso il controllo dello scalo internazionale della città. Solo nel pomeriggio, dopo aspri negoziati con le forze filo-turche, l’aeroporto è passato in mano ai jihadisti guidati da Ankara. Questi hanno proseguito verso sud, entrando senza colpo ferire in tutta la regione di Idlib, e penetrando, per la prima volta dopo quasi un decennio, in quella centrale di Hama. Qui, le forze russe si sono ritirate dall’aeroporto militare e dalla base chiave di Sqeilibye, sul fiume Oronte.
[Ansa]



